Cenni storici

Ultima modifica 22 maggio 2017

Le prime tracce della presenza umana nel territorio del Comune di Affi sono state rinvenute a partire dal Paleolitico Medio, grazie al ritrovamento di alcuni resti di manufatti litici del periodo musteriano rinvenuti sul Monte San Michele (da 45000 a 35000 anni a.C.) ed una selce lavorata, rinvenuta sul monte Moscal. Sul Monte Tondo a Sant’Andrea di Incaffi è stato scoperto un insediamento della media età del Bronzo, attribuito al periodo dal 1500 al 1400 a.C., con la presenza di due capanne dotate di focolare in cui sono state scoperte alcune ceramiche. Dagli studi effettuati emerge che il sito è stato successivamente abbandonato e rioccupato nel periodo tra il 1200 ed il 1100 a.C. ed anche durante l’età Romana. Nell’età del Ferro tra il 1000 ed il 200 a.C. sorgevano alcuni castellieri retici sulle colline boscose della zona come sul Monte San Michele, sul Monte Moscal a Sant’Andrea ed al Castello di Incaffi. Con l’occupazione romana della zona prealpina, che avvenne a partire dal 183 a.C. e completata nel I sec. a.C., il tessuto etnico e l’organizzazione territoriale della zona di Affi si vennero modificando profondamente. Gli insediamenti romani si innestarono dapprima sopra i precedenti castellieri retici, in posizioni strategiche facilmente difendibili e si svilupparono poi nella costruzione di ville – fattorie, non di veri e propri villaggi, dove risiedevano genti romane, ma patrizi, ex – legionari e soldati, che con l’aiuto di schiavi, si dedicavano alla coltivazione della vite e dell’olivo e di altre piante da frutto e producevano un buon vino retico, operando bonifiche di numerosi terreni paludosi o incolti, che mutarono radicalmente il paesaggio locale. Con la fine dell’Impero Romano e le invasioni barbariche, la zona vide insediamenti di Ostrogoti e subì molteplici devastazioni durante le guerre con i bizantini che portarono ad un progressivo abbandono dei terreni agricoli. Testimonianza dell’avvento dei Longobardi è data dall’e timologia di alcuni toponimi della zona, come Affi, Ari, Pertica e Gaium. Con il dominio longobardo il territorio divenne probabile sede di una arimannia, sottoposta alla dipendenza fiscale del duca di Verona, importante anche per l’acquartieramento delle truppe che a più riprese scendevano in Italia dal Brennero. Con la dominazione franca, dall’825 all’882, il territorio di Affi dipendeva dai fines gardenses. Nell’899 Berengario, re d’Italia, concesse anche ai piccoli nuclei rurali di Affi la costruzione di una torre, oggi in via Pila, per difendersi dalle improvvise e cruenti scorrerie degli Ungheri, che minacciarono la zona fino al 924. Intorno all’XI sec., buona parte della zona era assoggettata all’Abbazia di San Zeno di Verona che possedeva la Chiesa di Sant’Andrea con un monastero e numerosi terreni ad Incaffi, Ari, Caorsa ed Affi. Da questo momento in poi si comincia a parlare di un territorio denominato “ Castelnuovo dell’Abate”, comprendente gli insediamenti di Affi, Incaffi ed Ari, parte di Cavaion e Caorsa, sotto la giurisdizione di un priore residente nel nuovo castello, posto sulla sommità del versante orientale del monte Moscal, in prossimità di Incaffi, l’attuale località Castello, che amministrava i beni terrieri affittandoli ad agricoltori ed abitanti del luogo e ritirando le decime dovute. A causa di un indebolimento del potere amministrativo abbaziale, nacque nel 1193 il “ Coè rurale di Capalione”, comprendente Cavaion, Aphium, Ari, Encavi (Incaffi) e Cagurcia (Caorsa). Successivamente all’inizio del 1200, a causa di alcune divergenze sull’uso di pascoli e di boschi, sorsero i Comuni autonomi di Affi ed Incaffi. Quest’ultimo godrà ancora per pochi anni di una sua forma di autonomia e poi, forse a causa della piccolezza del territorio e la scarsità di abitanti, si unirà ad Affi nel formare il Comune di Castelnuovo dell’Abate. Lo stesso destino toccò a Caorsa che per un certo periodo di tempo fu un libero comune rurale. Tra la metà del X sec. e la metà del XIII sec., gli Imperatori tedeschi scesero in Italia più di quaranta volte lungo la vallata dell’Adige, dalla Chiusa di Ceraino, percorrendo la strada che saliva nell’entroterra, la cosiddetta “Via Imperiale”, che passava da San Pieretto per proseguire ad est di Caorsa ed infine percorrere verso sud parte del tracciato dell’attuale tangenziale per Castelnuovo del Garda, devastando le campagne circostanti. Nel 1260 venne emanato uno Statuto di 92 articoli, recante le regole e gli ordinamenti del Comune di Castelnuovo dell’Abate. Nel XIII e XIV sec. i monaci dell’Abbazia di San Zeno risiedevano a Sant’Andrea con un loro priore ed amministravano i beni terrieri affittati a coltivatori locali in cambio di prodotti in natura. Il piccolo monastero di Sant’Andrea venne soppresso definitivamente nel 1425 anche se proseguì la cura della chiesa, consacrata nel 1503, e nel 1430 si formò il vicariato di Castelnuovo dell’Abate, comprendente Affi, Incaffi, Ari, Caorsa, Gaium e Pastrengo, che attraverso il vicario nominato dall’Abbazia di San Zeno, ma residente in loco, esercitava la giurisdizione civile. Verso la fine del 1300 le abitazioni di piccoli proprietari terrieri cominciarono ad essere costruite in pietra, si trattava di case – torri necessarie per la difesa contro le bande di malviventi, sempre edificate in luoghi dove vi era disponibilità di acqua. La “Carta dell’Almagià” del 1465, conteneva la prima rappresentazione cartografica del territorio, evidenziato dal monte Moscal e dagli abitanti di Affi, con la Chiesa di San Pietro, Caorsa, la chiesa di San Bartolomeo, Incaffi e la chiesa di Sant’Andrea. Nel XV sec. il territorio fu interessato dalle guerre tra Veneziani e Visconti e subì le conseguenze del passaggio delle milizie imperiali impegnate nelle guerre tra Carlo V e Francesco I (cd. Lega di Cambray) e successivamente subirono i violenti saccheggi dei Lanzichenecchi. Dopo queste drammatiche esperienze seguì un periodo di pace e di progresso che durò fino alla peste del 1630, che dimezzò la popolazione, nel frattempo nel 1577 venne istituita, con decreto vescovile, la parrocchia di Affi, separandola dalla Pieve di Cisano e poi dalla Chiesa di Cavaion Veronese. Nel periodo di dominio veneziano che durò fino al 1797, nelle corti di Affi, Incaffi, Caorsa, si stabilirono artigiani e commercianti che trasformarono questi centri agricoli in nuclei ad economia autosufficiente. Alcune famiglie di proprietari terrieri e di nobili acquisirono nuovi terreni e si costruirono delle abitazioni e dei palazzi secondo la moda cittadina, con particolari fregi ed elementi architettonici. Nel XVIII sec. da alcune di queste costruzioni nacquero alcune ville con diversi stili architettonici, rispondenti all’esigenza dei proprietari nobili di possedere dimore accoglienti per la stagione estiva e per sfruttare economicamente i fondi e le proprietà agricole, a titolo esemplificativo si citano: Villa Da Persico. Nella prima metà del XVIII sec. Il territorio fu interessato da dannose ruberie durante il passaggio delle truppe nelle lotte di Successione Spagnola ed il 2 febbraio 1705, i franco – spagnoli sconfissero i tedeschi in una battaglia presso Cavaion. L’anno successivo venne costruito dai francesi una trincea difensiva che da Garda arrivava a Sega di Cavaion passando per Affi. Anche nel 1735 vi furono passaggi di truppe tedesche che danneggiarono i raccolti della zona. Negli ultimi decenni del XVIII i conti Da Persico costruirono ad Affi due ville, di cui l’attuale Villa Poggi. Si ricorda anche che a partire dal 1796 si susseguirono molteplici requisizioni e distruzioni dovute alle battaglie tra i francesi di Napoleone I e gli Austriaci. Gli abitanti di Affi, soggetti alle devastazioni delle truppe francesi, aiutarono le milizie austriache, i quali, rovinosamente sconfitti, non riuscirono a resistere al ritorno di Napoleone che istituì il proprio quartier generale presso Ca’ del Rì di Affi. Con la disfatta della Serenissima nel 1797, Affi e Cavaion, iniziarono a far parte della Provincia di Verona, soggetta all’Austria, fino ai primi del ‘800, quando furono inglobati nella Repubblica Cisalpina. In questi anni il territorio di Affi, Cavaion, Incaffi e Piovezzano vennero uniti a formare un’unica comune di poco più 2.000 abitanti, appartenente al X Distretto di Bardolino. Successivamente questa comune venne sottoposta al cantone di Lazise del Regno d’Italia ma nel 1814 tutto il territorio passò sotto il dominio austriaco. Nel 1818 Affi ed Incaffi ricostituirono un unico comune, fino all’annessione all’Italia nel 1866. Durante il primo conflitto mondiale furono costruite delle opere difensive sul monte Moscal, consistenti in una serie di postazioni, di ripari, di grotte, che dovevano rappresentare l’u ltima linea difensiva, in caso di attacco degli Austriaci nella Val d’Adige. Ad Incaffi, Affi Caorsa vennero ospitati alcuni soldati. Nella prima metà del Novecento il paese di Affi si venne sviluppando attorno al nucleo storico ai piedi delle sengie, nonostante le frequenti cadute di massi, con un’economia di tipo agricolo. Nel 1956 cessò di funzionare la ferrovia Verona – Caprino – Garda che venne sostituita dal servizio di trasporto pubblico di linea. Negli anni Sessanta venne costruita la galleria sotto il monte Moscal che divenne sede della base NATO.

Con l’apertura del Casello di Affi, sull’autostrada del Brennero e con la successiva costruzione della bretella Affi – Castelnuovo, il Comune di Affi si è notevolmente sviluppato da un punto di vista urbanistico e residenziale, trasformando rapidamente la propria economia da agricola a commerciale, artigianale ed industriale.

Arte

Oltre alle bellezze del territorio meritano una citazione i molteplici aspetti storico – artistici ed architettonici presenti sul territorio di Affi, espressione di un patrimonio socio-culturale e testimonianza dell’uomo e della civiltà del passato.

La massima espressione architettonica è rappresentata dalle ville, costruzioni risalenti al XVII – XIX sec., che la nobiltà costruiva sia come dimora estiva sia per sviluppare le coltivazioni agricole. Esse vennero costruite secondo elementi architettonici e decorativi in stili compositi, arricchite da fiorenti giardini ed inoltre adempirono ad un’importante funzione di centri socio – economici, di nuclei di attrazione e di regolazione per i nuovi insediamenti, contribuendo a modificare ed a caratterizzare il paesaggio locale. Alcuni esempi sono Villa Poggi, Villa E. da Persico (rinomato Centro di Spiritualità), la cinquecentesca Villa Fracastoro ad Incaffi, il Castello medioevale di Incaffi, e l’ottocentesca Villa Sant’Andrea. Oltre alle ville anche le chiese, tra le quali la Chiesa di San Pietro in Vincoli, la Chiesa romanica di Sant’Andrea (sec. XI) e la Chiesa di San Bartolomeo a Caorsa (sec. XIII), caratterizzate da interessanti affreschi interni, sono simbolo della religiosità del passato. Infine i capitelli, le croci e gli affreschi testimoniano la devozione popolare di ogni contrada (si ricorda il Capitello di San Giuseppe, gli Affreschi di Gilio Trois, la Madonna con Bambino del XV sec.). Infine le corti, i muri, i pozzi e le fontane sono espressioni di artigianato e di civiltà contadina costruiti in modo tradizionale attraverso l’impiego di materiali locali.

Attività Socio-Economiche

Lo sviluppo economico ha visto cessare il fenomeno dell’emigrazione della popolazione, molto consistente fino al secondo dopoguerra. Esso ha attivato un flusso di immigrazione presente ancora oggi tanto che la popolazione è in costante crescita. Il Comune di Affi ha conosciuto negli ultimi anni un rapido sviluppo commerciale ed urbanistico. Pur nella sua modesta estensione, Affi si presenta come un armonioso incontro tra uomo ed ambiente, tra la dinamica laboriosità quotidiana ed il doveroso rispetto della tradizione, grazie anche ad un invidiabile patrimonio culturale, purtroppo poco conosciuto. Nel 1970, con l’apertura del casello di Affi dell’autostrada A 22 e poi con la successiva costruzione della tangenziale Affi – Castelnuovo d/G, il Comune si è sviluppato urbanisticamente, trasformando l’economia da prevalentemente agricola a commerciale, senza eccessivi traumi a parte l’impatto ambientale e paesaggistico. L’espansione edilizia è sorta ad est del centro storico ed a partire dal 1989 è stato costruito un polo commerciale nell’area di fronte al citato casello autostradale.

A metà degli anni novanta la creazione di un ulteriore imponente centro commerciale ha incentivato notevoli iniziative commerciali, garantendo numerosi posti di lavoro, ma la costruzione di tale polo commerciale ha appesantito la viabilità, già messa a dura prova non solo durante il periodo estivo a causa del flusso turistico diretto e proveniente dal Lago di Garda e dal Monte Baldo, ma abitualmente visto il ruolo fondamentale rivestito dalla rete viaria affiese.

Col passare degli anni Affi ha saputo rafforzare la propria economia. Oltre a promuovere spostamenti pendolari di manodopera verso le zone altamente industrializzate della Valdadige e della Valpolicella, il crocevia stradale ha contribuito alla creazione di nuove attività soprattutto di tipo industriale e di tipo commerciale, attratte sia dalla vicinanza dell’a utostrada del Brennero sia dalla disponibilità di manodopera. L’attività edilizia è legata da un lato allo sviluppo commerciale e dall’altro a quello di costruzioni turistico – residenziali dovute alla vicinanza al Lago di Garda, questo fenomeno ha interessato soprattutto il versante occidentale del monte Moscal. L’agricoltura, pur non essendo l’attività economica prevalente, è a tutt’oggi espressione di una produzione di alta qualità. Nonostante l’aleatorietà del clima, caratterizzato da estati siccitose e da grandinate, l’agricoltura era, in passato, l’unica importante attività produttiva della zona, che impegnava tutta la forza lavoro.

L’artigianato, limitato ma immancabile in ogni centro rurale, era trascurabile.

L’allevamento era di scarsa entità data la povertà delle aree di pascolo e dato il predominio delle colture viticole e cerealicole su quelle foraggiere. In epoche lontane l’allevamento degli ovini era piuttosto diffuso e dava luogo a transumanze tra il Monte Baldo e la pianura padana.

La conformazione territoriale del comune offre alcuni elementi paesaggistici mete di numerose escursioni turistiche, quali il monte Moscal, rilievo che domina il territorio; l’a nfiteatro morenico di Rivoli, che testimonia la fase glaciale che ha modellato il territorio di Affi nel Quaternario; la Valsorda che da Incaffi scende a Bardolino.

Geografia

Il Comune di Affi è situato nella parte nord occidentale della Provincia di Verona, nell’entroterra del lago di Garda tra Bardolino e Rivoli Veronese. Si sviluppa inoltre nella parte meridionale della piana di Caprino tra l’anfiteatro morenico di Rivoli Veronese e quello del Garda, inglobando il caratteristico rilievo del monte Moscal (427 m.s.m.), che si erge improvviso sulla piana. Il territorio comunale si estende su una superficie di 9,84 Kmq e viene attraversato quasi a metà dal torrente Tasso. I confini vanno dal Comune di Costermano e di Bardolino ad ovest, al Comune di Cavaion Veronese a sud ed al Comune di Rivoli ad est ed a nord. Dall’analisi geologica emerge che il territorio di Affi è costituito prevalentemente da rocce sedimentarie e da materiali morenici ed alluvionali.

Le sengie del monte Moscal sono costituite da rocce calcaree, originatesi nel periodo dell’Oligocene e del Miocene, dove sono stati rinvenuti numerosi fossili. Rimangono anche rilevanti tracce delle glaciazioni. Il territorio di Affi possiede un clima di tipo sub mediterraneo con estati siccitose, frequentemente interrotte da temporali, ed inverni per lunghi periodi asciutti.

La vegetazione è costituita prevalentemente da boschi misti di Roverella, Carpino nero e Frassino orniello.

Curiosità

Per alcuni studiosi il nome del paese deriverebbe da un legionario romano di nome Affius, ma alcune ricerche più recenti propendono per una derivazione dal nome personale germanico Affi, di origine longobarda o tedesca. La giurisdizione di Castelnuovo dell’Abate ha originato il detto “ Affi, Incaffi, Cavaion e Caorsa i sta tuti en n’a borsa”. Nella prima metà del XVI sec. visse nel proprio palazzo di Incaffi il grande umanista e scienziato Girolamo Fracastoro.


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