COMUNE DI AFFI
CENNI STORICI
Le prime tracce della presenza umana nel territorio del Comune di
Affi sono state rinvenute a partire dal Paleolitico Medio, grazie al ritrovamento di alcuni resti
di manufatti litici del periodo musteriano rinvenuti sul Monte San Michele (da 45000 a 35000 anni
a.C.) ed una selce lavorata, rinvenuta sul monte Moscal.
Sul Monte Tondo a Sant’Andrea di Incaffi è stato scoperto un
insediamento della media età del Bronzo, attribuito al periodo dal 1500 al 1400 a.C., con la
presenza di due capanne dotate di focolare in cui sono state scoperte alcune ceramiche. Dagli studi
effettuati emerge che il sito è stato successivamente abbandonato e rioccupato nel periodo tra il
1200 ed il 1100 a.C. ed anche durante l’età Romana.
Nell’età del Ferro tra il 1000 ed il 200 a.C. sorgevano alcuni castellieri retici
sulle colline boscose della zona come sul Monte San Michele, sul Monte Moscal a Sant’Andrea ed al
Castello di Incaffi.
Con l’occupazione romana della zona prealpina, che avvenne a partire dal 183 a.C. e
completata nel I sec. a.C., il tessuto etnico e l’organizzazione territoriale della zona di Affi si
vennero modificando profondamente. Gli insediamenti romani si innestarono dapprima sopra i
precedenti castellieri retici, in posizioni strategiche facilmente difendibili e si svilupparono
poi nella costruzione di ville – fattorie, non di veri e propri villaggi, dove risiedevano genti
romane, ma patrizi, ex – legionari e soldati, che con l’aiuto di schiavi, si dedicavano alla
coltivazione della vite e dell’olivo e di altre piante da frutto e producevano un buon vino retico,
operando bonifiche di numerosi terreni paludosi o incolti, che mutarono radicalmente il paesaggio
locale.
Con la fine dell’Impero Romano e le invasioni barbariche, la zona vide insediamenti
di Ostrogoti e subì molteplici devastazioni durante le guerre con i bizantini che portarono ad un
progressivo abbandono dei terreni agricoli. Testimonianza dell’avvento dei Longobardi è data dall’e
timologia di alcuni toponimi della zona, come Affi, Ari, Pertica e Gaium. Con il dominio longobardo
il territorio divenne probabile sede di una arimannia, sottoposta alla dipendenza fiscale del duca
di Verona, importante anche per l’acquartieramento delle truppe che a più riprese scendevano in
Italia dal Brennero. Con la dominazione franca, dall’825 all’882, il territorio di Affi dipendeva
dai
fines gardenses. Nell’899 Berengario, re d’Italia, concesse anche ai piccoli nuclei rurali
di Affi la costruzione di una torre, oggi in via Pila, per difendersi dalle improvvise e cruenti
scorrerie degli Ungheri, che minacciarono la zona fino al 924.
Intorno all’XI sec., buona parte della zona era assoggettata all’Abbazia di San Zeno
di Verona che possedeva la Chiesa di Sant’Andrea con un monastero e numerosi terreni ad Incaffi,
Ari, Caorsa ed Affi. Da questo momento in poi si comincia a parlare di un territorio denominato “
Castelnuovo dell’Abate”, comprendente gli insediamenti di Affi, Incaffi ed Ari, parte di Cavaion e
Caorsa, sotto la giurisdizione di un priore residente nel nuovo castello, posto sulla sommità del
versante orientale del monte Moscal, in prossimità di Incaffi, l’attuale località Castello, che
amministrava i beni terrieri affittandoli ad agricoltori ed abitanti del luogo e ritirando le
decime dovute.
A causa di un indebolimento del potere amministrativo abbaziale, nacque nel 1193 il “
Coè rurale di Capalione”, comprendente Cavaion, Aphium, Ari, Encavi (Incaffi) e Cagurcia (Caorsa).
Successivamente all’inizio del 1200, a causa di alcune divergenze sull’uso di pascoli e di boschi,
sorsero i Comuni autonomi di Affi ed Incaffi. Quest’ultimo godrà ancora per pochi anni di una sua
forma di autonomia e poi, forse a causa della piccolezza del territorio e la scarsità di abitanti,
si unirà ad Affi nel formare il Comune di Castelnuovo dell’Abate. Lo stesso destino toccò a Caorsa
che per un certo periodo di tempo fu un libero comune rurale.
Tra la metà del X sec. e la metà del XIII sec., gli Imperatori tedeschi scesero in
Italia più di quaranta volte lungo la vallata dell’Adige, dalla Chiusa di Ceraino, percorrendo la
strada che saliva nell’entroterra, la cosiddetta “Via Imperiale”, che passava da San Pieretto per
proseguire ad est di Caorsa ed infine percorrere verso sud parte del tracciato dell’attuale
tangenziale per Castelnuovo del Garda, devastando le campagne circostanti.
Nel 1260 venne emanato uno Statuto di 92 articoli, recante le regole e gli
ordinamenti del Comune di Castelnuovo dell’Abate.
Nel XIII e XIV sec. i monaci dell’Abbazia di San Zeno risiedevano a Sant’Andrea con
un loro priore ed amministravano i beni terrieri affittati a coltivatori locali in cambio di
prodotti in natura. Il piccolo monastero di Sant’Andrea venne soppresso definitivamente nel 1425
anche se proseguì la cura della chiesa, consacrata nel 1503, e nel 1430 si formò il vicariato di
Castelnuovo dell’Abate, comprendente Affi, Incaffi, Ari, Caorsa, Gaium e Pastrengo, che attraverso
il vicario nominato dall’Abbazia di San Zeno, ma residente
in loco, esercitava la giurisdizione civile.
Verso la fine del 1300 le abitazioni di piccoli proprietari terrieri cominciarono ad
essere costruite in pietra, si trattava di case – torri necessarie per la difesa contro le bande di
malviventi, sempre edificate in luoghi dove vi era disponibilità di acqua.
La “Carta dell’Almagià” del 1465, conteneva la prima rappresentazione cartografica
del territorio, evidenziato dal monte Moscal e dagli abitanti di Affi, con la Chiesa di San Pietro,
Caorsa, la chiesa di San Bartolomeo, Incaffi e la chiesa di Sant’Andrea.
Nel XV sec. il territorio fu interessato dalle guerre tra Veneziani e Visconti e
subì le conseguenze del passaggio delle milizie imperiali impegnate nelle guerre tra Carlo V e
Francesco I (cd. Lega di Cambray) e successivamente subirono i violenti saccheggi dei
Lanzichenecchi.
Dopo queste drammatiche esperienze seguì un periodo di pace e di progresso che durò
fino alla peste del 1630, che dimezzò la popolazione, nel frattempo nel 1577 venne istituita, con
decreto vescovile, la parrocchia di Affi, separandola dalla Pieve di Cisano e poi dalla Chiesa di
Cavaion Veronese.
Nel periodo di dominio veneziano che durò fino al 1797, nelle corti di Affi,
Incaffi, Caorsa, si stabilirono artigiani e commercianti che trasformarono questi centri agricoli
in nuclei ad economia autosufficiente. Alcune famiglie di proprietari terrieri e di nobili
acquisirono nuovi terreni e si costruirono delle abitazioni e dei palazzi secondo la moda
cittadina, con particolari fregi ed elementi architettonici. Nel XVIII sec. da alcune di queste
costruzioni nacquero alcune ville con diversi stili architettonici, rispondenti all’esigenza dei
proprietari nobili di possedere dimore accoglienti per la stagione estiva e per sfruttare
economicamente i fondi e le proprietà agricole, a titolo esemplificativo si citano: Villa Da
Persico. Nella prima metà del XVIII sec. Il territorio fu interessato da dannose ruberie durante il
passaggio delle truppe nelle lotte di Successione Spagnola ed il 2 febbraio 1705, i franco –
spagnoli sconfissero i tedeschi in una battaglia presso Cavaion. L’anno successivo venne costruito
dai francesi una trincea difensiva che da Garda arrivava a Sega di Cavaion passando per Affi. Anche
nel 1735 vi furono passaggi di truppe tedesche che danneggiarono i raccolti della zona. Negli
ultimi decenni del XVIII i conti Da Persico costruirono ad Affi due ville, di cui l’attuale Villa
Poggi.
Si ricorda anche che a partire dal 1796 si susseguirono molteplici requisizioni e
distruzioni dovute alle battaglie tra i francesi di Napoleone I e gli Austriaci. Gli abitanti di
Affi, soggetti alle devastazioni delle truppe francesi, aiutarono le milizie austriache, i quali,
rovinosamente sconfitti, non riuscirono a resistere al ritorno di Napoleone che istituì il proprio
quartier generale presso Ca’ del Rì di Affi.
Con la disfatta della Serenissima nel 1797, Affi e Cavaion, iniziarono a far parte
della Provincia di Verona, soggetta all’Austria, fino ai primi del ‘800, quando furono inglobati
nella Repubblica Cisalpina. In questi anni il territorio di Affi, Cavaion, Incaffi e Piovezzano
vennero uniti a formare un’unica comune di poco più 2.000 abitanti, appartenente al X Distretto di
Bardolino. Successivamente questa comune venne sottoposta al cantone di Lazise del Regno d’Italia
ma nel 1814 tutto il territorio passò sotto il dominio austriaco. Nel 1818 Affi ed Incaffi
ricostituirono un unico comune, fino all’annessione all’Italia nel 1866.
Durante il primo conflitto mondiale furono costruite delle opere difensive sul monte
Moscal, consistenti in una serie di postazioni, di ripari, di grotte, che dovevano rappresentare l’u
ltima linea difensiva, in caso di attacco degli Austriaci nella Val d’Adige. Ad Incaffi, Affi
Caorsa vennero ospitati alcuni soldati.
Nella prima metà del Novecento il paese di Affi si venne sviluppando attorno al
nucleo storico ai piedi delle sengie, nonostante le frequenti cadute di massi, con un’economia di
tipo agricolo.
Nel 1956 cessò di funzionare la ferrovia Verona – Caprino – Garda che venne
sostituita dal servizio di trasporto pubblico di linea. Negli anni Sessanta venne costruita la
galleria sotto il monte Moscal che divenne sede della base NATO. Con l’apertura del Casello di
Affi, sull’autostrada del Brennero e con la successiva costruzione della bretella Affi –
Castelnuovo, il Comune di Affi si è notevolmente sviluppato da un punto di vista urbanistico e
residenziale, trasformando rapidamente la propria economia da agricola a commerciale, artigianale
ed industriale.
ARTE
Oltre alle bellezze del territorio meritano una citazione i molteplici aspetti
storico – artistici ed architettonici presenti sul territorio di Affi, espressione di un patrimonio
socio-culturale e testimonianza dell’uomo e della civiltà del passato. La massima espressione
architettonica è rappresentata dalle ville, costruzioni risalenti al XVII – XIX sec., che la
nobiltà costruiva sia come dimora estiva sia per sviluppare le coltivazioni agricole. Esse vennero
costruite secondo elementi architettonici e decorativi in stili compositi, arricchite da fiorenti
giardini ed inoltre adempirono ad un’importante funzione di centri socio – economici, di nuclei di
attrazione e di regolazione per i nuovi insediamenti, contribuendo a modificare ed a caratterizzare
il paesaggio locale. Alcuni esempi sono Villa Poggi, Villa E. da Persico (rinomato Centro di
Spiritualità), la cinquecentesca Villa Fracastoro ad Incaffi, il Castello medioevale di Incaffi, e
l’ottocentesca Villa Sant’Andrea.
Oltre alle ville anche le chiese, tra le quali la Chiesa di San Pietro in Vincoli,
la Chiesa romanica di Sant’Andrea (sec. XI) e la Chiesa di San Bartolomeo a Caorsa (sec. XIII),
caratterizzate da interessanti affreschi interni, sono simbolo della religiosità del
passato.
Infine i capitelli, le croci e gli affreschi testimoniano la devozione popolare di
ogni contrada (si ricorda il Capitello di San Giuseppe, gli Affreschi di Gilio Trois, la Madonna
con Bambino del XV sec.). Infine le corti, i muri, i pozzi e le fontane sono espressioni di
artigianato e di civiltà contadina costruiti in modo tradizionale attraverso l’impiego di materiali
locali.
ATTIVITÀ SOCIO - ECONOMICHE
Lo sviluppo economico ha visto cessare il fenomeno dell’emigrazione della
popolazione, molto consistente fino al secondo dopoguerra. Esso ha attivato un flusso di
immigrazione presente ancora oggi tanto che la popolazione è in costante crescita.
Il Comune di Affi ha conosciuto negli ultimi anni un rapido sviluppo commerciale ed
urbanistico. Pur nella sua modesta estensione, Affi si presenta come un armonioso incontro tra uomo
ed ambiente, tra la dinamica laboriosità quotidiana ed il doveroso rispetto della tradizione,
grazie anche ad un invidiabile patrimonio culturale, purtroppo poco conosciuto.
Nel 1970, con l’apertura del casello di Affi dell’autostrada A 22 e poi con la
successiva costruzione della tangenziale Affi – Castelnuovo d/G, il Comune si è sviluppato
urbanisticamente, trasformando l’economia da prevalentemente agricola a commerciale, senza
eccessivi traumi a parte l’impatto ambientale e paesaggistico.
L’espansione edilizia è sorta ad est del centro storico ed a partire
dal 1989 è stato costruito un polo commerciale nell’area di fronte al citato casello autostradale.
A metà degli anni novanta la creazione di un ulteriore imponente centro commerciale ha incentivato
notevoli iniziative commerciali, garantendo numerosi posti di lavoro, ma la costruzione di tale
polo commerciale ha appesantito la viabilità, già messa a dura prova non solo durante il periodo
estivo a causa del flusso turistico diretto e proveniente dal Lago di Garda e dal Monte Baldo, ma
abitualmente visto il ruolo fondamentale rivestito dalla rete viaria affiese.
Col passare degli anni Affi ha saputo rafforzare la propria economia. Oltre a
promuovere spostamenti pendolari di manodopera verso le zone altamente industrializzate della
Valdadige e della Valpolicella, il crocevia stradale ha contribuito alla creazione di nuove
attività soprattutto di tipo industriale e di tipo commerciale, attratte sia dalla vicinanza dell’a
utostrada del Brennero sia dalla disponibilità di manodopera.
L’attività edilizia è legata da un lato allo sviluppo commerciale e
dall’altro a quello di costruzioni turistico – residenziali dovute alla vicinanza al Lago di Garda,
questo fenomeno ha interessato soprattutto il versante occidentale del monte Moscal.
L’agricoltura, pur non essendo l’attività economica prevalente, è a tutt’oggi
espressione di una produzione di alta qualità. Nonostante l’aleatorietà del clima, caratterizzato
da estati siccitose e da grandinate, l’agricoltura era, in passato, l’unica importante attività
produttiva della zona, che impegnava tutta la forza lavoro. L’artigianato, limitato ma immancabile
in ogni centro rurale, era trascurabile. L’allevamento era di scarsa entità data la povertà delle
aree di pascolo e dato il predominio delle colture viticole e cerealicole su quelle foraggiere. In
epoche lontane l’allevamento degli ovini era piuttosto diffuso e dava luogo a transumanze tra il
Monte Baldo e la pianura padana.
La conformazione territoriale del comune offre alcuni elementi paesaggistici mete di
numerose escursioni turistiche, quali il monte Moscal, rilievo che domina il territorio; l’a
nfiteatro morenico di Rivoli, che testimonia la fase glaciale che ha modellato il territorio di
Affi nel Quaternario; la Valsorda che da Incaffi scende a Bardolino.
GEOGRAFIA
Il Comune di Affi è situato nella parte nord occidentale della
Provincia di Verona, nell’entroterra del lago di Garda tra Bardolino e Rivoli Veronese. Si sviluppa
inoltre nella parte meridionale della piana di Caprino tra l’anfiteatro morenico di Rivoli Veronese
e quello del Garda, inglobando il caratteristico rilievo del monte Moscal (427 m.s.m.), che si erge
improvviso sulla piana.
Il territorio comunale si estende su una superficie di 9,84 Kmq e viene attraversato
quasi a metà dal torrente Tasso.
I confini vanno dal Comune di Costermano e di Bardolino ad ovest, al Comune di
Cavaion Veronese a sud ed al Comune di Rivoli ad est ed a nord.
Dall’analisi geologica emerge che il territorio di Affi è costituito prevalentemente
da rocce sedimentarie e da materiali morenici ed alluvionali. Le sengie del monte Moscal sono
costituite da rocce calcaree, originatesi nel periodo dell’Oligocene e del Miocene, dove sono stati
rinvenuti numerosi fossili. Rimangono anche rilevanti tracce delle glaciazioni.
Il territorio di Affi possiede un clima di tipo sub mediterraneo con estati
siccitose, frequentemente interrotte da temporali, ed inverni per lunghi periodi asciutti.
La vegetazione è costituita prevalentemente da boschi misti di Roverella, Carpino
nero e Frassino orniello.
CURIOSITÀ
Per alcuni studiosi il nome del paese deriverebbe da un legionario romano di nome
Affius, ma alcune ricerche più recenti propendono per una derivazione dal nome personale
germanico
Affi, di origine longobarda o tedesca.
La giurisdizione di Castelnuovo dell’Abate ha originato il detto “
Affi, Incaffi, Cavaion e Caorsa i sta tuti en n’a borsa”.
Nella prima metà del XVI sec. visse nel proprio palazzo di Incaffi il grande
umanista e scienziato Girolamo Fracastoro.